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Signore e Signori, Vi presentiamo... Loreto dall'alto dei cieli

Signore e Signori, Vi presentiamo... Porto Recanati a volo di gabbiano

Appunti di viaggio dal Blog turistico della nostra Regione (il luogo dove si raccontano le esperienze da vivere nelle Marche)

#Otto cose da fare a Loreto (a cura di Ruth Mezzolani): clicca sul link sotto

https://www.destinazionemarche.it/cosa-fare-e-vedere-a-loreto/

 

 #Dieci cose da fare a Porto Recanati (a cura di Giorgia Barchi): clicca sul link sotto

https://www.destinazionemarche.it/10-cose-da-fare-a-porto-recanati/

#destinazionemarche Recanati e Porto Recanati | Marche, Bellezza Infinita

Giubileo Lauretano - 8 dicembre 2019/ 10 dicembre 2020

Un po' di storia lauretana

La città si è sviluppata dall'incrocio di vie di passaggio intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della "Santa Casa" di Nazareth dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù.

 

La leggenda cattolica

Fin dai primi secoli dell'era cristiana, la tradizione affermava che a Nazaret si trovasse la piccola dimora della Vergine, dove ella nacque, crebbe, dove ebbe luogo l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele e dove visse fino alle nozze con Giuseppe. Dopo la Risurrezione, gli Apostoli si sarebbero riuniti in questa casa e avrebbero celebrato l'Eucaristia conformemente all'insegnamento di Gesù.

Agli inizi di maggio del 1291Nazareth e tutta la Palestina erano dominio dei Turchi selgiuchidi. Secondo la tradizione alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e la portarono via in volo. Il 10 maggio 1291 gli angeli lasciarono la casa a Tersatto, nei pressi della città di Fiume; furono dei boscaioli, stupiti, a trovare la piccola dimora. In quel luogo, però, i pellegrini erano spesso preda di ladri e malfattori; così, tre anni e sette mesi dopo, gli angeli ripresero la Santa Casa e con essa si alzarono in volo. Attraversarono l'Adriatico e appena giunti nelle Marche la posarono nei pressi di Ancona, sul colle su cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, località (oggi pienamente inserita nel contesto urbano anconetano) il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento: posa-et-ora (fermati e prega). La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente (secondo i detrattori di Ancona perché la città dorica, per la presenza del suo porto cosmopolita, era piena di ebrei e miscredenti) e la posarono più a sud, nei pressi di Porto Recanati, in località Banderuola.

Questa volta furono dei pastori a vedere una luce abbagliante uscire dalle nubi e, dietro la luce, la casa. Il luogo era però troppo vicino al mare e dunque esposto ai pericoli delle incursioni turche; inoltre anche lì cominciavano ad accorrere malfattori per derubare i fedeli che giungevano in pellegrinaggio. Otto mesi più tardi la Casa sarebbe stata nuovamente spostata dagli angeli, questa volta sul Monte Prodo (ove poi nacque la cittadina di Loreto), su un terreno di proprietà dei conti Stefano e Simone Rinaldi di Antici, due fratelli che presto iniziarono a trarre profitto dai continui pellegrinaggi di fedeli al punto da fare una petizione al papa Bonifacio VIII per divenirne proprietari. Di nuovo gli angeli sollevarono in volo la Santa Casa e la posarono, alla fine del 1296, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Il luogo scelto si trovava sulla cima di una collina coperta di lauri. Dal termine latino laurus il luogo si chiamò Lauretum, e quindi Loreto.

Il viaggio della casa di Nazareth verso Loreto è detto "traslazione della Santa Casa" e con tale nome è rappresentato nelle opere degli artisti dei secoli passati. Nelle Marche e in Umbria è viva la tradizione di accendere grandi fuochi (i focaracci) nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per "rischiarare il cammino alla Santa Casa"; si tratta dei fuochi della festa della Venuta, intendendo per "venuta" l'arrivo della Santa Casa. Nel 1617, grazie all'iniziativa del frate cappuccino anconitano fra' Tommaso, l'usanza si diffuse capillarmente in tutte le Marche. Per questo motivo nel calendario cattolico la festa della Madonna di Loreto cade il 10 dicembre, giorno in cui si celebra anche la giornata delle Marche. Il 12 settembre 1920 ebbe luogo a Loreto la festa per la proclamazione della Madonna di Loreto quale "Patrona degli Aeronauti", decretata con breve apostolico di papa Benedetto XV del 24 marzo dello stesso anno.

 

La conferma scientifica della verosimile origine palestinese dell'edificio

Molteplici analisi scientifiche, frutto di studi iniziati con metodo empirico pochi anni dopo l'evento, e successivamente continuati con metodo galileiano, sembrano attestare l'originalità costruttiva dell'edificio e la verosimile provenienza della Casa dall'Oriente e segnatamente dalla regione storica della Palestina, sia in base allo stile architettonico, sia in funzione dei materiali costruttivi, avulsi dal territorio italico (in particolare delle Marche), mentre tipici all'epoca in Terrasanta. Tuttavia, secondo uno studio del geologo ing. Antonio Veggiani, tutti i tipi litologici presenti nei muri della Santa Casa si trovano anche nell'Appennino umbro-marchigiano.

Altre evidenze della terra di origine provengono dai dipinti e dai graffiti tuttora visibili sulle pareti della Casa, che ritraggono santi della chiesa orientale e riportano il passaggio dei pellegrini che sin dall'era dell'imperatore Costantino visitavano l'edificio. Inoltre, le dimensioni dell'abitazione coincidono con quelle del "buco" rimasto a Nazareth nel punto dove prima si trovava la Casa.

Gli studiosi sarebbero inoltre concordi sul fatto che, come accennato precedentemente, la Casa partì da Nazaret nel 1291 e, dopo essere transitata per la Dalmazia, ossia dopo essere rimasta per circa tre anni a Tersatto (ora un quartiere della città di Fiume in Croazia), giunse a Loreto nel dicembre del 1294.

L'ipotesi della "Traslazione" ad opera della famiglia Angeli Comneno

Una teoria afferma che il trasferimento della Santa Casa fu operato dai principi Angeli Comneno, un ramo della famiglia imperiale di Costantinopoli.

Questa teoria è comunque tuttora oggetto di discussione, principalmente per il fatto che tutti i mattoni della Casa sono ancora saldati dalla malta che si usava in Palestina, ovvero un misto di solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna, secondo una tecnica nota in Palestina duemila anni fa, ma mai impiegata in Italia, e questo rende evidente che i crociati avrebbero dovuto fisicamente staccarla e trasportarla come un unico blocco. Tale obiezione è stata formulata dal Prof. Emanuele Mor, docente di Elettrochimica all’Università di Genova, che sostiene l'ipotesi sovrannaturale della traslazione.

Un diretto collegamento con la famiglia Angeli dell'Epiro è rappresentato da due monete rinvenute nel sottosuolo della Santa Casa, le uniche riconducibili alla data della traslazione tra le centinaia ritrovate nel sito mariano. Sono inerenti a Guido II de la Roche, duca del feudo francese di Atene dal 1287 al 1308, figlio di Elena Angelina Comnena, detta Elena Angeli, nipote di Niceforo Angeli e cugina di Margherita Angeli. Infatti, nei secoli passati era sovente sotterrare monete nelle fondamenta di edifici importanti, soprattutto sacri, per indicare l'epoca e i protagonisti della loro costruzione.

Un riferimento alla versione della Traslazione della Santa Casa effettuata non dagli angeli divini, ma da esponenti della famiglia Angeli Comneno, è contenuto in un quadro, dipinto alla maniera degli ex-voto, nel quale è rappresentato il viaggio per mare della Santa Casa, con una scritta che cita appunto la famiglia Angeli: il dipinto è esposto al pubblico in una delle sale del Museo-Pinacoteca "Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto", al secondo piano del Palazzo Apostolico.

L'incertezza circa la tesi della traslazione ad opera della famiglia Angeli è legittimata anche dal fatto che essa sarebbe supportata dal ritrovamento di documenti posteriori al 1294, la cui autenticità è molto dubbia.

Un po' di storia portorecanatese

Porto Recanati venne fondata probabilmente nei primi anni del 1700, come testimonierebbe il ritrovamento di alcuni mattoni stampati nelle tombe presenti all'interno della chiesa.
Sede dell'omonima confraternita, custodisce una grande tela attribuita al Maratta (1625-1713) che raffigura la Madonna tra i Santi Francesco di Paola e Andrea (patrono dei pescatori), che tiene in mano un cefalo (mugella, in portorecanatese, da cui il nome dialettale del santo "sant'andre' de la mugella"), pesce che è solitamente presente nella rete della sciabica. Di qui la devozione dei pescatori versati in questo tipo di pesca (sciabbegotti) di affidarsi al Santo e la contemporanea tradizione delle mogli dei pescatori di ritrovarsi qui quotidianamente per impetrare la salute dei mariti. Il portale bronzeo del 1997, che raffigura le anime del purgatorio che tendono a Cristo, è opera dello scultore Cecco Bonanotte.

Nonostante il passare degli anni Porto Recanati non ha mai perso la sua tradizione, che risale ai tempi della fondazione, la pesca. La barca tipica da pesca a Porto Recanati è sempre stata la "Lancetta", non essendo utilizzabili imbarcazioni più grandi per l'assenza di un porto attrezzato. La seconda domenica di luglio si svolge la Festa del Mare; i pescherecci della marineria portorecanatese sfilano in processione solenne, accompagnati da numerose altre imbarcazioni. Guida il corteo l'imbarcazione che viene designata ad ospitare il quadro della Madonna del soccorso, raffigurante Maria con il Bambino in braccio. Questa tela, secondo la tradizione, venne ritrovata in una cassa all'interno della rete di un peschereccio miracolosamente salvatosi da un naufragio, ed è pertanto particolarmente cara ai pescatori.

Il piatto tipico e più rappresentativo di Porto Recanati è il Brodetto di pesce. Al giorno d'oggi questo centro di piccole dimensioni ha come fonte di ricchezza principale il turismo. Molte amministrazioni del vicino passato e attuali hanno investito e stanno investendo molto per opere pubbliche atte ad attirare il turismo e per un'intensa attività edilizia per fare di Porto Recanati una meta turistica a livello internazionale. Questo paese, da diversi anni insignito della "Bandiera Blu d'Europa", attira ogni anno decine di migliaia di turisti. Ciò ha comportato grandi cambiamenti in tutti i campi: i centri di balneazione si sono attrezzati con ristoranti in riva al mare e sono fioriti decine di negozi di abbigliamento e centri ristorazione, e una lunghissima zona pedonale, segni di una realtà in continua evoluzione. Attualmente il gemellaggio con la città tedesca di Kronbergporta centinaia di turisti tedeschi. Data la sua posizione favorevole sulla costa, al riparo dai venti freddi del nord grazie al promontorio del Monte Conero, per la bellezza del suo litorale di ben otto chilometri, e per il lungomare completamente pedonale con i salotti delle tipiche casette colorate che si affacciano su di esso, viene chiamato il "Salotto sul Mare".

Un po' di storia recanatese

Origini e fondazione di Recanati

Dell'origine del primo centro abitato di Recanati non si hanno notizie certe. Sicuramente i territori circostanti furono abitati già in epoca preistorica dalla popolazione dei Piceni, diffusi nella regione. In epoca romana, lungo la valle del fiume Potenza, allora navigabile, sorsero due importanti città: Potentia, in corrispondenza della foce e Helvia Recina, anche detta Ricina, verso l'interno.

A causa dell'invasione dei Goti condotta da Radagaiso intorno al 406 d.C., che misero a ferro e a fuoco la zona, la popolazione cercò rifugio sulle colline. Si ritiene che tanto Recanati quanto Macerata debbano la loro origine a quell'antica città. Il nome Recanati, in latino "Recinetum" e "Ricinetum", indica anch'esso la derivazione della città da Ricina. Recanati poi si andò a poco a poco formando con la riunione di alcuni piccoli luoghi posti sullo stesso colle: il castello di Monte Morello, il castello di San Vito, altrimenti detto Borgo di Muzio, il castello di Monte Volpino e il borgo di Castelnuovo, borgo che in origine sembra si chiamasse Castello dei Ricinati.

 

Luoghi leopardiani

La casa natale di  Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi
Il  Colle dell'Infinito
Lapide a memoria della terra recanatese portata sulla tomba di Leopardi a Piedigrotta
  • o   Palazzo Leopardi: è la casa natale del poeta, affacciata su Piazzetta Sabato del Villaggio. Tutt'oggi il palazzo è abitato dai discendenti e aperto al pubblico. Esso venne ristrutturato nelle forme attuali dall'architetto Carlo Orazio Leopardi verso la metà del XVIII secolo. L'ambiente più suggestivo è senza dubbio la biblioteca, che custodisce oltre 20.000 volumi, tra cui incunaboli e antichi volumi, raccolti dal padre del poeta, Monaldo Leopardi.

    o   Piazzetta del Sabato del Villaggio: sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi. lì vi si trova la casa di Silvia e la chiesa di Santa Maria in Montemorello (XVI secolo), nel cui fonte battesimale fu battezzato Giacomo Leopardi nel 1798.

    o   Colle dell'Infinito: è la sommità del Monte Tabor, poco distante dal Palazzo Leopardi, da cui si domina un panorama vastissimo verso le montagne e che ispirò l'omonima poesia composta dal poeta a 21 anni. All'interno del parco troviamo il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali. In cima al monte si trova l'ex convento di Santo Stefano, con un belvedere sopra cui c'è una lapide incassata nella terra, con le iniziali del sonetto L'Infinito (1819), mentre ancora prima si trovano i resti, ricomposti per anastilosi, della primitiva tomba di Giacomo Leopardi a Napoli.

Scuderie Mattei
Torre del Passero Solitario
  • o   Palazzo Antici-Mattei: casa della madre di Leopardi, Adelaide Antici Mattei, edificio dalle linee semplici ed eleganti con iscrizioni in latino. Si trova su via Antici, ha un aspetto tardo settecentesco, diviso da cornice marcapiano in due livelli: il primo scandito da un ordine di quadrotte in conci di pietra bianca, e dal portale di ingresso architravato, il secondo da ordine regolare di finestre rettangolari. Di fronte questo palazzo si trovano le scuderie fatte erigere dal cardinale Tommaso Antici, che mostrano una facciata concava neoclassica, in mattone a vista, con un grande portale centrale che occupa lo spazio d'altezza sino in cima, dove culmina a timpano triangolare, fasciato dagli stipiti a bugna, e con ai lati due nicchie, mentre i pilastri estremi sono inquadrati da paraste a capitelli ionici e da oculi con busti. Palazzo Antici custodisce un importante archivio che proviene dalla famiglia romana dei Principi Mattei.

    o   Torre del Passero Solitario: nel cortile del chiostro di Sant'Agostino è visibile la torre, la cui cuspide a cartoccio fu decapitata da un fulmine nella metà del XIX secolo, resa celebre dalla poesia "Il passero solitario". La torre ha impianto quadrangolare, risalente al XIII secolo, con quattro arcate per la cella campanaria. La parte superiore è più movimentata, ornata nelle quattro facciata da archetti pensili, e in cima da quattro piccole cuspidi angolari.

...e il naufragar m'è dolce, in questo mare

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